CARNE IN VITRO

By 11/15/2020 Uncategorized

L’alimentazione non è solo una questione agricola ma anche un fatto di scienza e tecnologia. Dalla produzione di alimenti nel campo agricolo siamo passati alla produzione di cibo in laboratorio. L’allevatore futurista/scienziato esperto in cellule staminali, si chiama Mark Post e nelle sue mani ha una provetta in vetro con dentro un hamburger di carne “allevata” nel suo laboratorio all’Università di Wageningen – Olanda. Io voglio toccarlo, grigliarlo, assaggiarlo ma non mi è possibile. Quello è un esempio di laboratorio che costa circa 120 mila dollari. Era il 2017 e la carne artificiale, già soprannominata Frankeinstein Meat, non era ancora disponibile ma alle porte.
Oggi quell’hamburger che fa sognare i mercati internazionali e manda in fibrillazione i consumatori, commercianti e filosofi etici, costerebbe qualche decina di dollari e sarebbe il massimo dei Novel Food ma le controversie tecnologiche ed etiche sono tante.

Ma che cosa è precisamente la carne in vitro o carne sintetica?
Per fabbricare della carne in laboratorio occorre estrarre delle cellule dal muscolo dell’animale; poi sarà necessario farle depositare per farle proliferare in una coltura contenente vitamine, acqua, minerali, aminoacidi, ormoni della crescita e antibiotici.
Così le cellule si trasformano in miliardi di fibre muscolari.
Bisognerà attendere dalle 3 alle 6 settimane – invece dei due anni che servono per la produzione di una vera bistecca da animale.

Nonostante chi l’ha provata dice che sul piano del gusto, non potrà mai rimpiazzare quella naturale, né per il sapore, né per la masticazione, sulla carta la carne sintetica può rappresentare una gigantesca opportunità.

Teniamo conto che ogni anno verrebbero uccisi miliardi di capi di bestiame e la carne sintetica, dal punto di vista ambientale, sarebbe una soluzione per ridurre il consumo di acqua, di energia e di superfici coltivate per nutrire il bestiame.
Nonché la vita dello stesso animale.

Alcuni scienziati sono dell’idea che cercare di copiare le carni a cui gli umani sono abituati è totalmente inutile, perché è solo un sintomo della nostra nostalgia per il cibo poiché è largamente diffusa l’idea che dire Naturale significhi anche dire che è buono.
Nonostante questi ed altri interrogatori, questa ricerca sembra che possa essere la chiave per il futuro del cibo.

Nonostante ci sia una certa reticenza nei confronti dell’accostamento cibo e nanotecnologie, nel prossimo futuro la gente potrà gustare i benefici delle carni coltivate in laboratorio. Prendere le cellule staminali da un maiale invece di uccidere milioni di suini nelle fabbriche è già un’idea più attraente per i consumatori. Come dice lo stesso dottor Mark Post: “Un mangiatore di carne con una bicicletta è molto più ostile all’ambiente di un vegetariano con un Suv”.

E’ certo che il nostro cibo è tanto carico di paradossi: amiamo le novità ma siamo paralizzati dalla nostalgia e dalla tradizione, vogliamo pagare meno ottenendo una qualità sempre migliore, vogliamo mangiare meglio delle generazioni precedenti, ma veneriamo ciò che hanno mangiato quelle generazioni, vogliamo il naturale e sano, anche se i due non sono necessariamente la stessa cosa. Nostalgia, neofilia, ipocondria e snobismo guidano il mangiatore contemporaneo.
E il nuovo e “innaturale”, geneticamente modificato, addizionato, aumentato, scomposto e ricomposto è già in casa nostra ma non ce ne accorgiamo.
La prossima volta che acquistate del cibo, leggete le etichette.

PER ASCOLTARE LA PUNTATA DI CACTUS IN CUI NE PARLO

QUI LINK UTILI PER APPROFONDIRE
https://www.researchgate.net/publication/224866896_Cultured_meat_from_stem_cells_Challenges_and_prospectshttps://www.wur.nl/en/activity/Meat-Culture-and-Emotion-Series-Meat-from-the-Lab.htmhttps://www.foodproteinvision.com/peter-verstrate/https://www.wlrn.org/show/topical-currents/2012-11-29/josh-schonwald-author-of-the-taste-of-tomorrow-dispatches-from-the-future-of-food

 

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