G’astronomia – il volo di Richard Branson

By 07/13/2021 Uncategorized

 

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Il volo di Richard Branson a bordo della Unity 22 della Virgin Galactic mi ha emozionato.
Mi sono piaciute quelle parole – direttamente dallo spazio – rivolte a noi sulla Terra “alla prossima generazione di sognatori: se noi siamo riusciti a fare questo, immaginate cosa riuscireste a fare voi”. Poche parole dirette e pregne. Ecco, il senso della ricerca, dell’approfondimento, dell’innovazione, del non fermarsi mai, è tutto qui.
Cosa fanno le passate generazioni, cosa facciamo noi, cosa faranno le prossime?

Da due settimane vivo in campagna, come faccio tutte le estati, se devo farmi una frisa invece di aprire il frigo per avere pomodori e basilico, vado nell’orto. Sono in una masseria a 20 min da dove Richard Branson fonderà il suo Spazioporto che servirà proprio a quei voli di cui è stato primo protagonista.

Il suo volo, il nostro orto e questa mattina di caldo torrido mi riportano al senso delle cose: preservare e innovare, essere guardiani e interpreti del tempo. Quest’anno sono in masseria non per vacanza ma per motivi di studio e ricerca: creare un hub sulla biodiversità, farlo fruire al grande pubblico, mettere in connessione il tutto col tutto. Ma prima bisogna comprenderlo il bosco, la roccia, la terra, il sole, il lombrico, le stelle.
Ma cosa c’entra l’orto, il bosco, la masseria, i trulli con lo spazio? Tanto, tantissimo.

Qualche tempo fa avevo scritto di cibi coltivati nello spazio in assenza di gravità, e di proteine prodotte da aria e batteri – che oggi risulta essere dieci volte più efficiente che piantare un campo equivalente.
Sarebbe a dire che, un campo di un ettaro di terreno, destinato alla coltivazione in vitro, produrrebbe l’equivalente di dieci ettari di cibo in campo aperto, con gli altri nove ettari che potrebbero essere restituiti alla natura. Per questo l’orto in cui colgo i pomodori per la frisa e lo spazioporto della Virgin Galactic a Grottaglie, sono molto legati tra di loro. Sono visioni.

Le nuove strade del cibo ci sono e sono nascoste sotto le frasche della diffidenza e del mito del fondamentalismo della tradizione. Potrei essere profondamente impopolare su questo argomento e sono anche abbastanza in bilico tra le affermazioni dell’immenso Stefano Mancuso “il cibo deve essere coltivato nella terra” e quanto sta avvenendo nell’editing genetico con il metodo Crispr-Cas9 e poi ci sono gli orti nello spazio di GreenCube.

Spesso apparentemente inconciliabili, le visioni del futuro sono come devono essere: varie, vaste, contraddittorie, stupefacenti. Sono certo che ci siano molte strade che possono portare allo stesso risultato: la comunione tra uomo e natura per raggiungere il benessere, e so anche che il processo non è sempre così logico. Quello che stiamo cercando in questo luogo nel bosco è una più profonda armonia con l’universo vegetale, con il cielo, con la fauna che sia motivo di espressione lenta, di azione rapida del pensiero, nutriente per l’animo e per il corpo, che parli al/di futuro oltre che al/di presente.

Il nuovo mondo agricolo deve per forza mettere a sistema il progresso oltre che la tradizione, deve sforzarsi di essere terrestre e spaziale, deve porsi piĂą quesiti delle risposte che trova, altrimenti tutti rischiamo di rimanere senza soluzioni e di non sapere cosa dire alle prossime generazioni di sognatori.

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