ORTO DOMESTICO DIGITALE

L’orto a disposizione in ogni stagione dell’anno non è più appannaggio di uomini sulla sessantina con la zappa in mano. Il concetto dell’orto domestico cambia forma e siamo arrivati a forme di autonomia alimentare molto avanzate e digitali.

Non è più necessario abitare in campagna o avere dei vasi in cui far crescere la nostra insalata e ortaggi di vario genere. Questo nuovo concetto di orto da cucina non richiede più troppe ore da dedicare al giardinaggio. E’ già da tempo in commercio un elettrodomestico che permette di avere ortaggi freschi e organoletticamente privi di pesticidi direttamente a casa. Non ha bisogno di terra, non sporca, non è faticoso da accudire e può produrre ogni giorno gli ortaggi necessari per tutta la famiglia.

Si chiama orto idroponico integrato ed è stato ideato nei laboratori del MIT di Boston.
Presto tutte le case avranno uno, oltre al frigorifero – che è un’invenzione relativamente recente – E’ composto da una vasca idroponica trasparente, un sistema per la produzione del cibo e un’applicazione da usare nello smartphone, che servirà a monitorare le piante e a ordinare semi o altro direttamente al fornitore con un click.

Assomiglia molto ad un frigorifero con la porta trasparente che permette di vedere le piante crescere ma si stanno studiando anche diverse forme per integrarle nel design della casa: dai pensili al banco di lavoro della cucina o come oggetti d’arredo in salotto.
E’ il massimo della coltivazione a km 0, l’orto da incasso è dotato di vasche separate, con irrigazione e illuminazione regolabili separatamente e ogni vasca è indipendente dall’altra, per cui è possibile coltivare separatamente diversi tipi di piante.

Ovviamente siamo ancora agli inizi ma presto potremo avere ortaggi di più grande volume e addirittura prodotti etnici. Basterà impostare i parametri di nutrienti, umidità e luce ottenuta con lampade a led di che replica fedelmente la luce naturale del sole – attraverso le stazioni meteo dei luoghi da cui si vuole replicare il frutto e l’ortaggio – così da poter ottenere basilico tailandese, pomodori di Sicilia, fragoline di bosco della foresta nera. Tutto fresco, direttamente a casa e senza implicazioni di trasporto in piena autonomia e direttamente in cucina pronti per essere consumati.

Il tema dell’autoproduzione sta diventando molto attivo. Autoprodurre cibo è come stampare il proprio denaro. Infatti la più grossa incidenza visibile per la famiglia, è quella del costo del cibo, prima ancora della sua salubrità ed impatto ecologico. In un futuro non troppo lontano, le crescenti difficoltà economiche ed ecologiche ci porteranno a considerare questo apporto tecnologico che riesce a mantenere una forte dose di autenticità mista all’altissima tecnologia.
Vero che metteremo da parte i sentimentalismi legati alla terra e alla stagionalità e all’immagina – ad oggi in scomparsa – della bucolicità del contadino col cappello di paglia e la salopette, ma è vero anche che la nostra tendenza all’eliminazione della fatica, mista alla mancanza di tempo da dedicare a ciò che non è lavoro continuo, ci potrà rinfrancare quando saremo sicuri di mangiare un prodotto sano, senza pesticidi, raccolto in giornata dalla porta accanto a quella del frigo.

Considerando che la percentuale di popolazione che vivrà nelle zone super-urbane è destinata a salire oltre il 68% nei prossimi anni, questo sistema permette anche a chi non è proprio portato per l’agricoltura, di mangiare fresco e sano senza ulteriore dispendio di energia.
Se non quella elettrica.

QUI SOTTO IL LINK DELLA PUNTATA IN CUI NE PARLO

 

LINK PER APPROFONDIRE
https://www.irrigazioneagricoltura.it/blog/orto-integrato-negli-elettrodomestici/

OGarden Smart: il raccolto di un vero orto direttamente in casa

 

MEDUSE EDIBILI

Sempre alla ricerca di cibi profondamente ecosostenibili, facili da produrre e ad alto valore nutritivo, anche in Italia sta arrivando un’ottima fonte di proteine povera di grassi, con quasi tutti gli aminoacidi di cui abbiamo bisogno e che addirittura potrebbero avere proprietĂ  anticancro; diamo il benvenuto alle Meduse alimentari.

Sono abbondantissime in alcuni tratti ionici delle coste pugliesi e, grazie al centro ricerche dell’UniversitĂ  del Salento e all’Ispa-Cnr che ne cura la trasformazione, sono prive di concentrazioni tossiche di sali come l’allume” usato in Asia, siamo in attesa dell’autorizzazione da  parte dell’Agenzia Europea per la Sicurezza Alimentare.

E’ così che quegli esseri bellissimi ma fastidiosissimi terrore dei bagnanti, diventano  una fonte alimentare più ricco del pesce.

Con la nuova normativa europea sui novel food (nuovi alimenti), non sembra così improbabile che tra poco troveremo le prime specie di meduse in negozi specializzati e, con il tempo, nei supermercati e nelle nostre dispense ma ci vorranno ancora numerosi studi per capire quali specie sono più indicate per essere consumate dagli esseri umani.

Tanti chef italiani si stanno giĂ  cimentando in ipotesi di piatti da realizzare e si stanno lanciando in contorsioni creative. Anche qui, forse, dobbiamo superare lo scoglio delle limitazioni sociali alimentari poichĂ©, nell’immaginario collettivo, le meduse hanno una connotazione negativa.

Così come ne caso delle alghe e degli insetti, il consumo di meduse a scopo alimentare è pratica vecchia di millenni. Si trovano in insalate, zuppe e sushi, come portata principale o come dessert nel caso del gelato di gelatina.

E’ molto curioso notare che la crescente disponibilità di meduse nei nostri mari, non è altro che la conseguenza dovuta a un mix di cause, prima di tutto la pesca intensiva e il cambiamento climatico.
La loro introduzione sulle tavole italiane potrebbe aiutare i pescatori, poiché essendo in pericolosissima espansione nei mari del mondo, potrebbero causare danni commerciali sempre più evidenti. La loro abbondanza e facilità di reperimento significa che potrebbero essere trovate presso i supermercati in forma di snack come patatine o come parte di pasti pronti.

Con queste premesse è importante sottolineare che le meduse ci darebbero la possibilità di variare la nostra alimentazione e di provvedere alla salvaguardia della biodiversità dei nostri mari oltre a sperimentare nuove risorse alimentari.

Le cene a base di meduse innaffiate con latte di alghe e pane a base di proteine ​​degli insetti potrebbero diventare la norma tra non molto.

Quasi due terzi del nostro cibo è derivato da sole quattro colture – grano, mais, riso e soia – e la nostra fonte di proteine proviene principalmente da carni di manzo, maiale e pollo. Gli alimenti attuali non sono sostenibili per una popolazione globale in forte espansione. L’eco-ansia entra così a far parte della nostra lista della spesa futura.

Le nostre diete sono state semplificate e standardizzate per includere ingredienti fondamentali che fornivano sostentamento, e con ciò abbiamo assistito a un declino nelle varietà degli ingredienti stessi.

Adesso il punto è: chi glielo spiega alla nonna che non potrà più fare il ragù?

ASCOLTA LA PUNTATA DI CACTUS IN CUI NE PARLO

LINK UTILI PER APPROFONDIRE

https://www.theguardian.com/environment/2019/may/15/jellyfish-supper-delivered-by-drone-radical-future-predicted-for-food
https://www.ansa.it/canale_terraegusto/notizie/in_breve/2019/08/02/meduse-cibo-del-futuro-sono-fonte-di-proteine_f3300eb3-374f-436b-8625-551289854899.html#:~:text=Le%20meduse%20sono%20il%20cibo,proteine%20e%20povere%20di%20grassi.&text=Senza%20patogeni%20associati%2C%20%22la%20medusa,coste%20pugliesi%2C%20%C3%A8%20commestibile%22.
https://news.fidelityhouse.eu/natura-animali/cibo-del-futuro-tra-qualche-anno-mangeremo-anche-le-meduse-429882.html
https://www.foodnavigator.com/Article/2019/07/30/Jellyfish-A-new-sustainable-nutritious-and-oyster-like-food-for-the-Western-world

CARNE IN VITRO

L’alimentazione non è solo una questione agricola ma anche un fatto di scienza e tecnologia. Dalla produzione di alimenti nel campo agricolo siamo passati alla produzione di cibo in laboratorio. L’allevatore futurista/scienziato esperto in cellule staminali, si chiama Mark Post e nelle sue mani ha una provetta in vetro con dentro un hamburger di carne “allevata” nel suo laboratorio all’UniversitĂ  di Wageningen – Olanda. Io voglio toccarlo, grigliarlo, assaggiarlo ma non mi è possibile. Quello è un esempio di laboratorio che costa circa 120 mila dollari. Era il 2017 e la carne artificiale, giĂ  soprannominata Frankeinstein Meat, non era ancora disponibile ma alle porte.
Oggi quell’hamburger che fa sognare i mercati internazionali e manda in fibrillazione i consumatori, commercianti e filosofi etici, costerebbe qualche decina di dollari e sarebbe il massimo dei Novel Food ma le controversie tecnologiche ed etiche sono tante.

Ma che cosa è precisamente la carne in vitro o carne sintetica?
Per fabbricare della carne in laboratorio occorre estrarre delle cellule dal muscolo dell’animale; poi sarà necessario farle depositare per farle proliferare in una coltura contenente vitamine, acqua, minerali, aminoacidi, ormoni della crescita e antibiotici.
Così le cellule si trasformano in miliardi di fibre muscolari.
BisognerĂ  attendere dalle 3 alle 6 settimane – invece dei due anni che servono per la produzione di una vera bistecca da animale.

Nonostante chi l’ha provata dice che sul piano del gusto, non potrà mai rimpiazzare quella naturale, né per il sapore, né per la masticazione, sulla carta la carne sintetica può rappresentare una gigantesca opportunità.

Teniamo conto che ogni anno verrebbero uccisi miliardi di capi di bestiame e la carne sintetica, dal punto di vista ambientale, sarebbe una soluzione per ridurre il consumo di acqua, di energia e di superfici coltivate per nutrire il bestiame.
Nonché la vita dello stesso animale.

Alcuni scienziati sono dell’idea che cercare di copiare le carni a cui gli umani sono abituati è totalmente inutile, perché è solo un sintomo della nostra nostalgia per il cibo poiché è largamente diffusa l’idea che dire Naturale significhi anche dire che è buono.
Nonostante questi ed altri interrogatori, questa ricerca sembra che possa essere la chiave per il futuro del cibo.

Nonostante ci sia una certa reticenza nei confronti dell’accostamento cibo e nanotecnologie, nel prossimo futuro la gente potrĂ  gustare i benefici delle carni coltivate in laboratorio. Prendere le cellule staminali da un maiale invece di uccidere milioni di suini nelle fabbriche è giĂ  un’idea piĂą attraente per i consumatori. Come dice lo stesso dottor Mark Post: “Un mangiatore di carne con una bicicletta è molto piĂą ostile all’ambiente di un vegetariano con un Suv”.

E’ certo che il nostro cibo è tanto carico di paradossi: amiamo le novità ma siamo paralizzati dalla nostalgia e dalla tradizione, vogliamo pagare meno ottenendo una qualità sempre migliore, vogliamo mangiare meglio delle generazioni precedenti, ma veneriamo ciò che hanno mangiato quelle generazioni, vogliamo il naturale e sano, anche se i due non sono necessariamente la stessa cosa. Nostalgia, neofilia, ipocondria e snobismo guidano il mangiatore contemporaneo.
E il nuovo e “innaturale”, geneticamente modificato, addizionato, aumentato, scomposto e ricomposto è giĂ  in casa nostra ma non ce ne accorgiamo.
La prossima volta che acquistate del cibo, leggete le etichette.

PER ASCOLTARE LA PUNTATA DI CACTUS IN CUI NE PARLO

QUI LINK UTILI PER APPROFONDIRE
https://www.researchgate.net/publication/224866896_Cultured_meat_from_stem_cells_Challenges_and_prospectshttps://www.wur.nl/en/activity/Meat-Culture-and-Emotion-Series-Meat-from-the-Lab.htmhttps://www.foodproteinvision.com/peter-verstrate/https://www.wlrn.org/show/topical-currents/2012-11-29/josh-schonwald-author-of-the-taste-of-tomorrow-dispatches-from-the-future-of-food

 

La pasta in 4D

La pasta cambia forma

Avete presente i rigatoni, le pennette e le orecchiette? Sono formati che appartengono al passato perché adesso possiamo avere formati più somiglianti a sculture o algoritmi. Si tratta della pasta stampata in 3D e cotta al forno o al laser. Ma c’è dell’altro, presto tutti i formati di pasta potrebbero avere tutti le stesse sembianze da cruda e prendere la loro forma definitiva una volta cotte. Stiamo parlando di pasta in 4D.

La pasta stampata con una stampante 3D si sta rapidamente diffondendo in tutto il mondo ma è ancora presto per arrivare al grande pubblico. Su questo argomento ci sta lavorando anche start-up italiana spin-off di un progetto di una grande azienda del settore.

La stampante di pasta in 3D si comporta un po’ come un personal chef digitale. Si mettono gli impasti nella macchina, si imposta il formato e quella provvede a preparare il pasto. Gli impasti possono anche contenere già il condimento o si acquistano bustine di prodotto già pronto da combinare. Se la ricetta vi piace, la inviate ad un amico che la può ripetere perfettamente uguale.
I vantaggi nell’avere uno chef personale digitale è principalmente quello di creare pasti personalizzati e diete che soddisfano specifiche linee guida sui nutrienti e, dal momento che la macchina ha la conoscenza di tutti gli ingredienti, può combinarli in modi unici per adattarli a tutte le esigenze biometriche e nutrizionali.

Questo credo sia il dato più importante, e cioè quello legato alle esigenze salutistiche delle persone.
Lavorando con micro e macronutrienti a un livello così preciso, permette di modellare il gusto e adattarlo alle preferenze individuali mantenendo il contenuto nutrizionale ma anche modulane il formato per renderlo idoneo anche a persone affette da patologie come la disfagia.
La cottura al laser può anche creare qualsiasi livello di calore agendo su strati singoli, il che contribuisce notevolmente a trame e sapori piacevoli mantenendo un controllo totale su dove sta cuocendo. Questa tecnica di assoluta precisione, risulta indispensabile quando si hanno cibi spessi anche solo pochi millimetri.

Non c’è da rimanere sbigottiti e increduli, sempre di più la tecnologia e la scienza sono strettamente legate all’alimentazione con buona pace di ciò che – specie noi italiani – riteniamo essere tradizioni.

Le nuove tecnologie ci stano già permettendo di restituire piatti gustosi e bilanciati con un notevole vantaggio per la salute specie in presenza di casi patologici. Questo nuovo modo di cucinare interessa molto alla NASA, agli ospedali, ai nutrizionisti e soprattutto ai trend-setter poiché la “customizzazione” del cibo rappresenta enormi possibilità.

Non dimentichiamo che tutta la ricerca del presente è indirizzata a salvaguardare la salute umana e del pianeta. E’ qui che si inserisce la pasta in 4D. Il Tangible Media Group del MIT di Boston ha da un paio d’anni, sviluppato un formato di pasta in grado di assumere la forma desiderata solo a contatto con acqua e calore. Si tratta di uno speciale tipo di pasta composta da due strati di gelatina e amido con pieghe pre-programmate su un dischetto di pasta liscia che una volta “calata” reagisce assumendo il volume e la forma desiderata.

Per ottenere questo effetto, hanno stampato in 3D delle strisce di cellulosa commestibile sullo strato superiore di gelatina che hanno due diverse reazioni all’acqua calda permettendo “l’arrotolamento o la piegatura”. Quindi, hanno chiesto l’aiuto di uno chef per trasformarlo in un cibo commestibile e gradevole al palato.

La domanda potrebbe essere, perché? A cosa serve? Cosa c’è che non va nella pasta che mangiamo oggi?
Uno dei motivi principali per cui il team ha deciso di impegnarsi in questo progetto è stato il risparmio di spazio. Hanno osservato che anche il packaging piĂą performante sprecava fino al 67% dello spazio nelle confezioni che era occupato da semplice aria. Questa nuova pasta piatta come un disco di lasagna, potrebbe fornire all’industria del confezionamento una maggiore economia senza considerare la sua incidenza nel trasporto che, spesso impiega container e navi con conseguente immissione di CO2 e inquinamento dei mari.

Questo esperimento ci mostra come la stampa 4D potrebbe far emergere nuovi modelli di cibo e non solo.

Chi l’ha già assaggiata dice che ha un ottimo gusto e questo aspetto minimalista risulta essere intrigante. Ovvio non ditelo alle sfogline di Bologna e alle signore delle orecchiette di Bari.
Per adesso manteniamo il segreto.

QUI LA PUNTATA DI CACTUS IN CUI NE PARLO
http://https://www.spreaker.com/user/rkonair/cactus-basta-poca-acqua-che-piacere-ritr

LINK UTILI PER APPROFONDIRE
https://3dprinting.com/food/mit-produces-4d-shapeshifting-printed-pasta/
https://www.corriere.it/salute/nutrizione/18_giugno_02/cibo-futuro-stampato-3d-51481190-6656-11e8-a1d6-396872be4e4c.shtml
https://www.stampa3dstore.com/creata-la-prima-stampante-3d-alimentare-che-cucina-i-cibi-con-il-laser/
https://www.ong2zero.org/blog/stampare-il-cibo-in-3d-per-sconfiggere-la-fame-nel-mondo/