Risemantizzazione e Food Waste

By 12/31/2020 Febbraio 14th, 2021 Uncategorized

Oggi tutto l’universo gastronomico si chiama FOOD, l’andare a raccogliere erbe spontanee si dice FORAGING, le cantine sono WINE BAR e molto spesso si crea un mondo intorno al cibo per essere accettato nella giusta misura in ogni parte del mondo che, grazie ai social, possono essere cercati e discussi in ogni angolo del pianeta grazie ad un #hashtag. Qui più che di risemantizzazione, parleri più reintitolazione.

La risemantizzazione e la creazione di una ontologia apposita, sta dando vita a un linguaggio nuovo più universale, una specie di ESPERANTO GASTRONOMICO che permette – a un più grande pubblico di capire a cosa ci riferiamo, a qualunque latitudine.

Nello specifico questo avviene in maniera consistente con tutti i prodotti di Upcycling, cioè di tutti i prodotti alimentari creati dallo sfido di lavorazione di altri prodotti alimentari. Per esempio: della lavorazione della birra si ottengono fibre utilissime per le barrette energetiche, dalla produzione dei formaggi si ottengono proteine indispensabili per i bodybuilder (Whey Protein), dalla lavorazione del grano si ottiene la crusca e così via.
Quindi un processo che da un eccesso, uno sfido o addirittura uno scarto, ottiene qualcosa di utile e prezioso, che inquina meno e utilizza tutto quanto il prodotto.
Si sta cominciando a parlare di food rigenerato, riconvertito, elevato, aumentato, impreziosito.

Decenni di benessere ci ha abituati ad un cattivo trattamento dei residui di lavorazione del cibo e ci hanno portato a considerarlo come inutile. Adesso c’è più consapevolezza del valore di ogni elemento, di ogni singolo chicco di grano di ogni goccia di acqua, e dobbiamo trovargli un nome.
Nascono così i prodotti salvati, recuperati: le polveri di bucce disidratate, i succhi, i gusci di uova, gli olii inseriti nei prodotti più diversi. Qui trovi i maggiori prodotti “Upciclati” al mondo.
Stockpot ad Amsterdam per esempio ha aperto ristoranti gestiti da giovanissimi che recuperano tonnellate di cibo all’anno e ne fanno piatti prelibati e in tutto il mondo proliferano organizzazioni e ristoranti no-waste.

Si può recuperare cibo e si possono recuperare contesti e concetti. E’ il caso di rebranding persino di nomi e definizioni di prodotti che magari non godono del fascino promesso dai ristoranti alla moda. Come nel caso degli insetti in Australia dove per far contrastare il blocco sociale e accettare cavallette nel piatto le hanno chiamate Sky-Prawns e cioè Gamberetti del Cielo/gamberetti volanti.

Tutto diviene simbolo di chi siamo –  e siamo ciò che mangiamo e ora anche come chiamiamo i nostri piatti. O per lo meno, come li percepiamo.

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