VERTICAL FARMING

By 12/10/2020 Uncategorized

Vertical Farming è un termine coniato negli USA per indicare una coltivazione di frutti e ortaggi fuori suolo su più livelli in ambiente controllato, ed è la risposta all’erosione del suolo e all’uso indiscriminato di pesticidi che riguarda ormai, in varia misura, circa l’80% dei terreni dei paesi sviluppati, da quelle del riscaldamento globale e della siccità che ne deriva, a quelle dell’instabilità meteorologica, candidandosi così ad assicurare produzioni maggiori, più stabili e più vicine ai consumatori.

Sono essenzialmente delle fabbriche di cibo che si trovano prevalentemente in aree iper-urbanizzate dove è difficile coltivare e distribuire cibo organico fresco e a basso costo. Le Vertical Farm possono essere realizzate in qualsiasi tipo di edificio. Ho personalmente visitato Vertical Farm a NYC, Shanghai, Singapore e Hong Kong ma questa tecnica di coltivazione non riguarda più solo queste megalopoli. Anche in Europa e in Italia spuntano le prime Vertical Farm, sia idroponiche che aeroponiche, che cioè utilizzano acqua o semplicemente nutrienti vaporizzati direttamente sulle radici della pianta.

Solitamente si trovano in edifici di grandi dimensioni o anche grattacieli, chiamati anche SkyFarms, che mirano a ricreare le situazioni ambientali adatte alla crescita di varie tipologie di piante e ortaggi. Possono essere anche piccoli edifici, o ancora, possono esistere situazioni ibride dove l’edificio è utilizzato sia per viverci, sia per produrre cibo.

Le stime ci dicono che nei prossimi anni il numero di abitanti sul nostro pianeta andrà ad aumentare e sorge la necessità di raggiungere tutti con cibo sano e soprattutto altamente ecocompatibile.

A parte alcuni progetti altamente innovativi di un noto architetto italiano che opera massivamente in Cina e in Mexico, le nostre città si sono trasformate in centri di servizi escludendo totalmente dal progetto urbanistico il lato produttivo. Bisognerà riconvertirle in agglomerati di borghi autosufficienti.

Le risorse che oggi abbiamo a disposizione, non sono assolutamente in grado di poter garantire la disponibilità di cibo a un numero sempre più in crescita di persone.
Il nuovo modello di coltivazione permette di non sfruttare il terreno – dunque limitare gli spazi – coltivando su diversi piani come in una torre, portando così l’estensione in verticale, appunto. Ma non è solo questo; essendo coltivazioni idroponiche – cioè basate su coltivazione senza l’uso di terra, la quantità di acqua utilizzata per l’irrigazione si riduce del 90% con una resa maggiore che arriva fino al 90% in più. In più, questo tipo di coltivazione permette di poter usare acque reflue (cioè di scarico) filtrate e purificate a cui si aggiungono nutrienti. A questo si aggiunge che, essendo le Vertical Farm ad atmosfera completamente controllata, non si utilizzano pesticidi o qualunque altra forma di farmaci rendendo il prodotto altamente organico.
Questo tipo di coltivazione tende a reinserire all’interno delle città quella parte produttiva che una volta faceva parte della città stessa e che ha subìto un processo di esilio progressivo.

Dietro al concetto di Vertical Farm esiste quindi una forte ideologia che tiene conto dell’impatto sociologico ed ecologico che un’opera del genere può avere in un determinato territorio. Poiché l’illuminazione naturale non è sufficiente per la crescita delle piante, viene incrementata con delle lampade a led. L’energia necessaria per alimentare l’illuminazione artificiale è ottenuta attraverso l’utilizzo di sistemi di riconversione degli scarti vegetali o con sistemi energetici rinnovabili e a impatto ambientale zero.  Le Vertical Farm rappresentano a tutti gli effetti una rivoluzione sociale. Sono il coronamento del concetto moderno di agricoltura urbana.

Le città del futuro saranno non solo centri per fornire servizi ma in totale armonia con i suoi abitanti che necessiteranno di un centro produttivo di energia pulita oltre che a cibo in modo da renderle totalmente autosufficienti.
Ma per questo, attendiamo qualche anno ancora.

Ascolta la puntata di Cactus in cui ne parliamo

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